Mirto

Myrtus communis L.
Famiglia: Mirtaceae

Il mirto è una specie mediterranea che vegeta in tutte le regioni calde dell’Europa meridionale, dell’Asia occidentale e dell’Africa settentrionale. In Italia allo stato spontaneo è presente soprattutto nel centro-sud, occupando soprattutto zone pianeggiante, anche se vegeta fino a 600-800 m.s.l.m.; è una specie tipica della macchia mediterranea ed è comune trovarla in associazione con altre specie quali cisto, corbezzolo e lentisco. Al genere Myrtus appartengono numerose specie ornamentali di origine tropicale e poco resistenti al freddo, infatti l’unica specie rustica in senso stretto è proprio il Myrtus communis, il quale allo stato spontaneo è caratterizzato da un’elevata variabilità tra i biotipi.

Il mirto è un arbusto sempreverde cespuglioso, che raggiunge un’altezza di 2-5 metri con ramificazioni a portamento assurgente sin dalla base del fusto, il quale è lignificato e costituito da una corteccia liscia, di colore grigio (rossastra nei rami più giovani) che si sfalda in strisce o placche negli esemplari adulti. Le foglie sono coriacee, semplici, opposte, di forma lanceolata o ellittica, a margine intero o leggermente revoluto; nella pagina superiore di colore verde scuro, lucide e con nervatura centrale infossata, mentre nella pagine inferiore di colore verde pallido, opache e dotate di piccole ghiandole. I fiori sono molto profumati, di colore bianco-rosa, solitari o fascicolati, peduncolati e portati all’ascella delle foglie; il frutto è una bacca di forma ovale o piriforme, di colore nero-blu o bianco-verde, contenente numerosi semi di piccole dimensioni e reniformi. La pianta germoglia in primavera (marzo-aprile) e presenta un rapido accrescimento vegetativo fino all’inizio dell’estate, al quale segue una fase di stasi vegetativa dovuta alla carenza della risorsa idrica; si può verificare una ripresa vegetativa all’inizio dell’autunno che si protrae fino a quando le temperature si mantengono miti. La fioritura principale si verifica in giugno-luglio, ma si può avere anche una seconda fioritura autunnale (metà settembre) che interessa le porzioni apicali dei germogli dell’anno; la maturazione delle bacche si verifica in novembre-dicembre e persistono sulla pianta fino a gennaio.

Le parti utilizzate sono le foglie e le cime fiorite per quanto riguarda l’estrazione dell’essenza, le bacche principalmente per l’impiego liquoristico (molto conosciuto è il tipico liquore sardo di mirto) e i rametti allo stato fresco come aromatizzante di arrosti ed olive in salamoia; l’essenza è un liquido di colore giallo-ambrato o verdastro ed è costituita da mirtolo, geraniolo, alfa-pinene, limonene, cineolo, tannini e resine. L’essenza di mirto viene utilizzata come aromatizzante per carni, salumi e condimenti, ma viene anche impiegata in aromaterapia per massaggi tonificanti e nel campo erboristico e cosmetico per la produzione di saponi, profumi e prodotti per la cura della pelle; in quest’ultimo campo di applicazione risulta molto conosciuta “l’Acqua degli Angeli” o “Acqua angelica”, un prodotto tonico ed eudermico a base di essenza di mirto. L’essenza viene ampiamente utilizzata anche in campo fitoterapico in virtù delle sue proprietà stimolanti, astringenti (molto efficace per la cura delle emorroidi), antisettiche, antibatteriche e antinfiammatorie; viene utilizzata come espettorante e fluidificante nel caso di affezioni alle vie respiratorie, e come antisettico e decongestionante prostatico nel caso di disturbi al sistema genito-urinario. Un infuso preparato con foglie di mirto può essere utilizzato nel caso di affezioni bronchiali, infiammazioni intestinali e sistemiche e contro la dissenteria; l’infuso può anche essere utilizzato come detergente della pelle, per lavaggi e sciacqui.